Uno dei maggiori difetti che riscontriamo spesso quando ci troviamo ad affiancare gli imprenditori, è quello di non sapere prendere decisioni in azienda. Ogni tua giornata ed attività prevede delle decisioni, ma ti chiedi mai quanto sia importante saper prendere la decisione giusta?

Dietro ogni decisione ci sono delle scelte che portano ad obiettivi oppure a fallimenti. Non è forse questa la paura più di grande di ogni imprenditore? In Improvia lo sappiamo bene, per questo lavoriamo fianco a fianco con gli imprenditori, per guidarli nelle loro scelte ed evitare al minimo gli errori. Un rischio calcolato.

Un esempio? Prendiamo Blockbuster: siamo alla fine degli anni 90, prese la decisione di rifiutare l’offerta di acquisizione aziendale da parte di una società emergente come Netflix, perchè il board dell’azienda non aveva una vision talmente lungimirante da anticipare il mercato e peccarono di presunzione. Ripensandoci oggi, tale decisione ha segnato la fine di una delle aziende più affermate e proficue del secolo scorso.

Si poteva forse evitare introducendo nei processi aziendali dei momenti di simulazione di futuri possibili scenari e le conseguenze delle scelte ipotetiche che si possono prendere. Ecco perché oggi vogliamo condividere con te alcune fasi e variabili da considerare nel processo decisionale, al fine da riuscire a prendere la decisione migliore per ogni business. Per farlo ti spiegheremo:

  • Cos’è il Decision Making o Processo Decisionale?
  • Come strutturare il processo decisionale nella tua azienda: le fasi e le capacità necessarie per il Decision Making in azienda.

Ti ritrovi spesso bloccato nel processo decisionale? Questo è uno dei blocchi più comuni, sia in fase di start-up che in realtà più consolidate. Ne esistono moltissimi e spesso nascosti, ecco perché abbiamo preparato una guida gratuita e senza nessun impegno che puoi consultare quando vuoi per abbatterli e migliorare le performance della tua azienda, in termini di venduto e margini.

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Cos’è il Decision Making o Processo Decisionale?

Prendere una decisione vuol dire fare una scelta, ma quanti tipi di scelta esistono? Le principali da fronteggiare in azienda sono tre:

  • Scelte operative: le decisioni più comuni, dai tempi più stringenti e l’utilità immediata e pratica. Nelle aziende ben organizzate queste scelte sono sempre meno d’impatto, diventano per lo più una routine consolidata.
  • Scelte tattiche: si tratta di decisioni i cui effetti hanno una durata di medio periodo. Richiedono processi decisionali più lunghi ed in linea con quanto deciso nel piano strategico e modello di business dell’azienda.
  • Scelte strategiche: le decisioni più importanti per il business dell’impresa. Il processo decisionale per questa tipologia di scelta può durare anche diversi giorni, in quanto considera diversi fattori e necessita di un confronto con il team responsabile, in quanto l’impatto di tali scelte sull’azienda è decisivo a lungo termine per il futuro della stessa.

Ma in cosa consiste, allora. il processo che porta a prendere tali scelte e decisioni? Partendo dalla definizione generale di decisione, cioè scelta tra due o più alternative, spesso viene confuso con il tanto abusato termine di “problem solving”. In realtà la differenza tra le due capacità è tanto leggera quanto decisiva.

Problem solving vs processo decisionale in azienda

Decision making vs problem solving: risolvere un problema non sostituisce il processo decisionale

Spesso ricercata da dirigenti e manager nei nuovi assunti, la capacità di problem solving è una qualità legata alle capacità analitiche e riflessive dei dipendenti e dei collaboratori. Tuttavia risolvere un singolo problema richiede responsabilità e capacità di leadership inferiori rispetto al processo decisionale. Basti pensare che la soluzione ad un singolo problema ha effetti ristretti e dalla durata immediata, mentre una decisione interna all’azienda produce effetti che intersecano diversi settori, con una durata anche a lungo termine. Ecco perché si tende a ricercare la capacità di decision making in ruoli manageriali e con maggiori responsabilità, mentre il problem solving in ruoli con responsabilità minori.

Ciò perché, nonostante tale capacità venga spesso sottovalutata, è in realtà una qualità difficile da sviluppare nella maggior parte dei dipendenti comuni, per via di bias cognitivi comuni che spingono il singolo ad adattarsi alle decisioni del gruppo anche se queste non corrispondono al vero obiettivo del processo decisionale.

Un bias cognitivo è uno schema sistematico di deviazione dalla razionalità di giudizio; cioè, è un meccanismo cognitivo inconscio che fa si che la nostra mente prenda una decisione non propriamente razionale. Esistono diversi bias cognitivi, in questo caso parliamo di quello che spinge l’individuo ad adattare la propria risposta a quella data dal gruppo che lo circonda, pur sapendo che non si tratta di quella corretta o ideale.

Cosa bisogna fare allora per affrontare un processo decisionale in modo non influenzato da altro se non il bene per l’azienda? Quest’ultime sono mosse da due motori psicologici interni, che permettono di distinguere due approcci al decision making: normativo ed euristico.

In particolare, l’approccio normativo permette la presa di decisione tramite la rappresentazione dell’utilità attesa da ogni possibilità, quindi secondo un processo di scelta razionale. Al contrario, le decisioni prese tramite l’approccio euristico sono frutto di un ragionamento poco razionale e statistico, quanto, invece, guidato dalle cosiddette strategie euristiche. Quest’ultime si possono definire come escamotage mentali che portano a conclusioni veloci con il minimo sforzo cognitivo. Da ciò, infatti, possiamo capire he i bias – di cui sopra – non siano che particolari euristiche.

Nonostante ci appaia chiaro come, nel contesto aziendale, siano raccomandabili le prime, la psicologia ci dice che la nostra mente è più propensa a ragionare inconsciamente tramite il secondo approccio.

Il processo decisionale in azienda in 6 fasi

Come strutturare il processo decisionale: le fasi e le capacità necessarie per il Decision Making in azienda.

Ciò che rende difficile prendere una scelta per l’uomo è la motivazione che guida il processo decisionale. Gli psicologi e gli economisti definiscono due possibili tipologie di motivazione:

  • il voler ridurre l’incertezza
  • il desiderare di ottenere un vantaggio

Questi due motori decisionali portano, come abbiamo visto, a due diversi approcci da poter seguire nel processo decisionale: l’approccio euristico e quello normativo. In particolare, nel contesto aziendale, noi raccomandiamo il secondo, in quanto è connesso al pensiero razionale e le probabilità calcolabili concretamente.

Utilizzando un approccio normativo, l’intero processo decisionale può essere strutturato in 6 fasi:

  1. Identificare il problema: qui torniamo alla distinzione tra decision making e problem solving, vedendo concretamente come questa prima fase sia, di fatto, il problem solving. Infatti, quest’ultimo non è altro che la capacità, davanti una situazione problematica, di identificare l’origine del problema.
  2. Raccogliere i dati pertinenti: avendo identificato il problema, dobbiamo ricercare tutti i dati, fattori e variabili che possono influenzare la riuscita del nostro processo decisionale. Ad esempio, se il nostro problema ha a che fare con un fattore esterno all’azienda, come un trend del mercato a nostro sfavore, bisogna compiere un’indagine di mercato dettagliata ed eseguire un attento studio dei competitor per capire se:
    – tale trend potrà variare ancora? in negativo o positivo?
    – come stanno reagendo i competitor? Hanno risolto il problema? Non l’hanno nemmeno vissuto?
    – Cosa, nella nostra impresa, ha impedito di scansare tale problema? Cosa potrebbe risolverlo?
  3. Identificare le alternative praticabili: ognuna delle domande precedenti apre la strada a più di una risposta. Tra queste, non tutte saranno praticabili ma non per questo occorre scartarle a priori o si tornerebbe all’approccio euristico. La scelta migliore è tenersi aperti delle strade secondarie, delle decisioni “B”. Per farlo diventa fondamentale definire dei criteri per preferire un’alternativa all’altra: questi devono essere studiati sulla base delle specifiche dell’azienda, cioè l’obiettivo d’impresa, il modello di business seguito ed etc…
  4. Costruire il modello decisionale: adesso che abbiamo estrapolato tutti i fattori da considerare per prendere la decisione giusta, occorre metterli in relazione, strutturando un modello che parte dell’obiettivo ed include più vie, selezionate tramite i dati ed i criteri prestabiliti.
  5. Stimare i risultati previsti di ciascuna alternativa. Dal modello costruito, occorre scegliere la prima via da cui partire, cioè la nostra prima scelta.  Per farlo occorre stimare le probabilità ed i risultati previsti per ogni via, la stima più conveniente per l’azienda sarà la decisione da prendere.
  6. Rivedere il processo. Nonostante tu possa aver seguito tutte le fasi e considerato  ogni dato e variabile, vi sono fattori esterni imprevedibili che possono bloccare la strada scelta per risolvere il nostro problema. Questi sono i casi più comuni che provocano dei blocchi nella crescita di un’impresa.

In Improvia possiamo esserti d’aiuto come esperti nella gestione aziendale, forti della nostra esperienza ventennale sul campo a supporto di centinaia di aziende italiane nei loro processi decisionali. Ti sei ritrovato in una delle casistiche precedenti? Sentiamoci per un confronto senza impegno.

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Le skill per il decision making in azienda: chi può seguire il processo decisionale in azienda

Come abbiamo visto, prendere decisioni complesse richiede una forte preparazione. Ecco perché è un compito spesso affidato ai responsabili con spiccate capacità personali. Quali sono le capacità necessarie per essere un ottimo decision maker?

Sicuramente partiamo dalle soft skill richieste per il problem solving, come la capacità analitica. A quest’ultima occorro aggiungere ottime capacità relazionali, di ragionamento e leadership per strutturare un confronto costruttivo nel processo decisionale. Vuoi approfondire le qualità fondamentali per diventare il prossimo grande leader dell’azienda? Leggi l’articolo dedicato alla leadership in azienda per sviluppare il vero istinto da responsabile.

In Improvia abbiamo la mission di far crescere le aziende italiane e per questo vogliamo aiutarti a risolvere problemi reali, aiutandoti a prendere le decisioni migliori per il tuo business. Se anche tu sei stanco di rimandare i problemi aziendali, troviamo insieme la soluzione più adatta: prenota la tua prima consulenza gratuita e senza impegno.

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Alla prossima!

Armando Cignitti
Consulente aziendale e Fondatore di Improvia
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Photo credit: Anastasiia Chepinska, Lucas Blazek, Markus Winkler, Recha Oktaviani, Stellrweb, William Iven on Unsplash

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Armando Cignitti

Armando Cignitti

Consulente e Autore, da 22 anni aiuto Imprenditori e Professionisti ad incrementare il valore della propria attività sul mercato, attraverso un metodo di gestione e soluzioni per uno sviluppo aziendale stabile e sostenibile. Ho fondato Improvia per realizzare la "casa del miglioramento continuo" per tutti gli imprenditori, i loro collaboratori e i professionisti che vogliono migliorare le proprie abilità, porsi nuovi obiettivi, ottenere risultati misurabili e duraturi di crescita personale, aziendale ed economica.

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